L’antifascismo non è reato. Picchiare qualcuno per le proprie idee sì

Antonio Catara

News&Politics

L’antifascismo non è reato. Picchiare qualcuno per le proprie idee sì

L’antifascismo non è reato. Picchiare qualcuno per le proprie idee sì
Pubblicato il 8 aprile 2019

Pugno alzato e striscione con lo slogan “L’Antifascismo non si processa”, perché effettivamente il fascismo è stata un epoca nera per la storia, su questo non ci piove, ma non è che Stalin fosse un agnellino!

Ma lasciamo i massimi sistemi al loro posto e veniamo a parlare di una vicenda che ci riguarda molto più da vicino. Vi ricordate di Enrico Maccarrone? Se la risposta è no vi rinfreschiamo la memoria: Enrico è stato vittima di un’aggressione di fronte al De Felice da parte di trenta ragazzi, così riporta il comunicato della Procura di Catania, appartenenti ad alcuni centri sociali della città. Il ragazzo ha riportato varie contusioni e uno zigomo spaccato. La sua colpa? Quella di distribuire dei volantini per promuovere un’iniziativa, relativa all’Unità d’Italia, organizzata dalla sua fazione politica.

Negli ultimi giorni la Procura ha individuato e arrestato cinque dei trenta autori dell’aggressione di fronte al De Felice e la risposta della Comunità Resistente Piazzetta non ha tardato ad arrivare.

“All’alba di sabato mattina, la Questura di Catania si è presentata nelle abitazioni di quattro studenti e una studentessa appartenenti a diversi collettivi studenteschi catanesi, colpevoli, secondo la Questura, di avere aggredito e provocato quaranta giorni di prognosi ad Enrico Maccarone, studente esplicitamente fascista, appartenente non altro ad un’organizzazione studentesca (Assalto Studentesco), che fa riferimento all’associazione/struttura politica di estrema destra Cervantes.”

Il comunicato si apre benissimo, evidenziando come Enrico appartenga al gruppo Assalto Studentesco. Perché sì, dai, diciamocelo: Noi non siamo sicuri che questi trenta ragazzi abbiamo massacrato un giovane, anzi siamo convinti del contrario, ma se mai l’avessero fatto avrebbero avuto una motivazione più che valida! Dannati fascisti…

Proseguiamo la lettura, perché tutto diventa quasi divertente.

“A noi, sinceramente, ricostruire l’avvenimento non ci interessa. I giornalisti non si sono degnati di contattare una delle realtà sociali che citano nei loro articoli. L’avrebbero potuto fare: se non l’hanno fatto, forse qualcuno gli avrà detto di non farlo, per cui si sono limitati a fare dei copia incolla, cambiando qualcosina nel titolo, sparando numeri a caso (prima erano in 20, poi in 30, poi in 40; i giorni di prognosi sono variati da 30 a 40, qualcuno ha azzardato dicendo 41. Strano che nessuno lo abbia dato per morto…)”

Non c’è interesse nel ricostruire l’avvenimento? Ma a ‘sto punto perché non evitare un comunicato di oltre 2500 parole? E poi, ragazzi, scusate tanto se “i giornali” si sono attenuti a quanto riportato dalla Procura, che in fondo è solo un Organo Autoritario, niente di che, anziché sparare a vanvera su un procedimento penale ancora in corso. Comunque avete chiuso con stile: “Strano che nessuno lo abbia dato per morto…”. Vi sarebbe piaciuto, eh? Un fascistello in meno che gironzola in città.

“Queste le prime considerazioni. Adesso proviamo a fare un po’ di analisi del contesto politico generale di questo Paese e della città di Catania”

Ma il comunicato non avrebbe dovuto chiarire la posizione in merito all’aggressione di fronte al De Felice? Vabbe’. Volutamente vi evitiamo la pappardella che segue, che nulla ha a che vedere con l’aggressione, gli arresti e i fatti avvenuti al De Felice. Vi diciamo solo che da qui in poi si parlerà del Sindaco Pogliese, del Movimento 5 Stelle, della Lega, di Forza Nuova e di Casa Pound. Di tutto fuorché di quello per cui il comunicato sarebbe dovuto uscire.

Riuscendo a superare questa digressione lunga un chilometro e continuando a leggere, ci vengono proposti due esempi, nei quali a subire aggressioni e violenze sono stati appartenenti ai centri sociali, spesso per mano di “nemici” di destra. Convenendo tutti insieme che, a prescindere dal colore politico, aggressioni e violenze siano atti meschini e vigliacchi, il fatto che vi siano dei precedenti “al contrario” non è una giustificazione a quanto accaduto.

Andiamo avanti.

“Vogliamo parlare di questo Paese?” NO! Sono andato a leggere questo comunicato per sapere la vostra versione dei fatti sull’aggressione di fronte al De Felice, non sulla politica. E via di nuovo con argomentazione fuori tema ed esposizioni delle attività che si svolgono all’interno del CPO Colapesce (Attività nobili e utili alla società, sia chiaro, ma che c’azzeccano qui?).

Andiamo direttamente alla conclusione.

“L’antifascismo non è reato e non si processa. Non vogliamo tornare ai tempi bui del ventennio. A noi la violenza fa schifo se è esercitata contro i deboli, per questo vogliamo contrastare l’esistente e costruire un nuovo mondo. Non fatevi ingannare dalla retorica fascista.”

Avete ragione: l’antifascismo non è reato. Picchiare una persona per le proprie idee politiche, invece, sì. Se la violenza vi fa schifo condannate quanto accaduto durante l’aggressione al De Felice, senza nascondervi dietro ad un becero “compagnismo”, che a nulla serve e, soprattutto, vi rende ridicoli e incoerenti agli occhi di tutti.

Per leggere il comunicato completo della Comunità Resistente Piazzetta clicca qui.


Copyright © anno 2018 - SudLife
Direttore Lucia Murabito
Direttore Editoriale Pierluigi Di Rosa