Accademia di Belle Arti: “Tanti problemi ma non ne parla nessuno”

Corrada Cannella

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Accademia di Belle Arti: “Tanti problemi ma non ne parla nessuno”

Accademia di Belle Arti: “Tanti problemi ma non ne parla nessuno”
Corrada Cannella
Pubblicato il 30 novembre 2018

“In Accademia abbiamo aule troppo piccole e impraticabili e i nostri docenti sono costretti a fare spesso lezioni all’aperto. Non abbiamo abbastanza fondi e agevolazioni. Vogliamo più attenzione da parte delle istituzioni, la nostra realtà è diventata insostenibile”.

L’Accademia delle Belle Arti di Catania in condizioni precarie: ne parla dispiaciuto l’ex rappresentante di consulta Gaetano Mannino. Il suo mandato è durato per quasi tutto il suo percorso, si parla di cinque anni passati al servizio dei colleghi. Anche se non fa più parte del corpo studentesco ha deciso di denunciare i problemi che i suoi colleghi affrontano ogni giorno. I malcontenti sembrerebbero davvero tanti. Partendo dalla mancanza di finanziamenti al problema dei mezzi pubblici.

Ogni anno ci sono sempre più iscritti a Catania; centinaia di ragazzi decidono d’intraprendere la carriera artistica. Ad un numero così alto di studenti, però, dovrebbero corrispondere anche adeguati appoggi economici. “Non bastano le sovvenzioni del Miur, abbiamo bisogno di più appoggio economico”: spiega Mannino.

“Il ministero sembra lavarsene le mani – ha continuato – e lasciarci allo sbaraglio”. “Gli investimenti statali verso le istituzioni sono persino inferiori alle quote che un ateneo medio stanzia al singolo dipartimento”. L’ex rappresentante ha poi sottolineato: “Pensiamo poi che università e accademie storiche si ritrovano in sedi di proprietà e pertanto non sentono il peso di fitti sulle spalle”.

Problemi a parte, la struttura vanta anche una posizione di prestigio dovuto all’impegno degli allievi, che si cimentano anche in campo lavorativo. Oltre a studiare, infatti, gli accademici catanesi sono attualmente impegnati nella realizzazione delle grafiche per la stagione lirica del teatro Bellini. Una realtà positiva, questa, che aiuta a rendere nota l’accademia che se non fosse per alcuni aspetti, vanterebbe pure una posizione d’eccellenza in territorio e non solo. Basta vedere la qualità delle mostre all’estero e la provenienza degli artisti ospiti ai simposi di scultura.

Sedi distanti: l’odissea degli studenti tra una lezione e l’altra

Oltre al disagio economico, persiste un altro tipo di problema, che è quello legato ai mezzi pubblici. L’Accademia ha tre sedi rispettivamente in via Vanasco, via Barletta e via del Bosco. Ognuna dista dalle altre di parecchio. Tutte sono difficilmente raggiungibili con i mezzi pubblici ed è per questo che spostarsi per i ragazzi rappresenta un’odissea.

 

“Mentre  l’Università abbona gratuitamente i frequentanti ai servizi di Amt e Metro, noi ci ritroviamo senza agevolazioni”

A partire da quest’anno, dopo diverse trattative, l’Accademia ha inoltre affittato degli spazi all’interno della struttura dei Salesiani Don Bosco. “L’iniziativa è lodevole ma non ci agevola per niente. I miei colleghi – prosegue Mannino – si ritrovano a dover viaggiare nell’arco della stessa giornata in tre strutture, di cui una in centro, due a Barriera e una quasi a Canalicchio”. I tempi tra una lezione e a l’altra si riducono di conseguenza.

Lo sa bene anche Sofia, una studentessa accademica fuori sede. “L’Accademia non riuscirà mai a risolvere questo problema”. “Non riuscirà mai a fornire a noi studenti tali agevolazioni, al contrario dell’Università di Catania che, invece, può permettersi aule stupende, laboratori nuovi e aggiornati e in più fornire agevolazioni sui mezzi pubblici”.

Aule fatiscenti e lezioni nei parcheggi

Da qui, si passa ad un altro tipo di problema legato alle aule, spesso troppo piccole e impraticabili. “L’amministrazione, negli ultimi nove anni, ha cercato soluzioni di diversa natura – tra protocolli d’intesa e affitti a carico dell’istituzione – per riuscire a gestire la didattica e la formazione pratica, teorica e laboratoriale”, ha dichiarato Mannino.

“Peccato che le strutture che possiamo permetterci con le nostre casse, rendono una buona parte delle nostre aule inutilizzabili, essendo immaginate per un numero medio di venti studenti, quando ormai i nostri corsi ne vedono una media di sessanta”.

Immaginate poi un laboratorio di grafica d’arte – continua l’ex rappresentante – che utilizza acidi e ha bisogno di cabine e aspiratori di elevata potenza, allestito in un terzo di palestra della scuola, ospitante oltretutto corsi superiori spesso alle cento unità“.

“Un pomeriggio, una professoressa ha dovuto dividere il corso in addirittura quattro aule per poter fare attività”.

Le sedi vanno migliorate sia per lo studente che per i docenti che vivono quotidianamente la realtà accademica. Non è accettabile che un insegnante sia costretto a fare lezione in un parcheggio perché le aule sono troppo piccole per svolgerci lezione dentro”.

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Più arrabbiata e senza mezzi termine si è dimostrata Sofia: “Abbiamo tantissimi problemi ma non ne parla mai nessuno: giustamente è facile passare solo le belle notizie e nascondere ciò che non funziona”.

“Il problema principale – ha detto –  è il fatto che l’Accademia non ha i fondi per gestire le necessità primarie, figuriamoci per garantire servizi aggiuntivi agli studenti. Da noi non esistono nemmeno le rampe per i disabili, le strutture sono in condizioni precarie, abbiamo aule infinitamente piccole e con i tetti pieni di muffa”.

I disagi non sembrano fermarsi alle strutture perché questa volta Mannino tira in ballo il mancato aggiornamento dell’organico istituzionale. “A gestire più di due mila studenti ci ritroviamo con sole sette unità di segreteria, a supporto dei due direttori amministrativi e della direttrice di ragioneria e sedici coadiutori, che si dividono tra il supporto della segreteria e la custodia di tre delle quattro sedi utilizzate dall’istituzione”.
“Per quanto i due direttori uscenti e il direttore appena insediato possano impegnarsi nella gestione di una realtà come la nostra Accademia, senza un supporto dalle istituzioni è praticamente impossibile riuscire a trovare una soluzione”.

L’appello al sindaco Salvo Pogliese

“In qualità di ex presidente di consulta e di membro della Giunta Nazionale della Conferenza delle Accademie Statali, spero che il sindaco Pogliese trovi una struttura che possa assecondare le necessità di un’istituzione che porta orgoglio alla città di Catania a livello ormai internazionale”, dichiara Mannino

“Oppure – conclude – chiedo che sia disposto a fare da tramite con il Presidente della Regione Sicilia Musumeci nel trovare una struttura che possa continuare a mettere in gioco la nostra eccellenza artistica”.

Commenti dei lettori

Santina De Simone

Il marcio dell’Accademia di Belle Arti di Catania non sta solo sui muri ma evidentemente anche in chi l’ha gestita. Non si può fare iscrivere chiunque senza fare un minimo di selezione per fare numeri e cassa con la piena consapevolezza che poi non si può dare agli studenti nemmeno un quarto di quello gli spetta (spazi, laboratori, attrezzature… e, in alcuni casi, anche professori all’altezza). Mio figlio, che magari non sarà un genio ma ha voglia di imparare e pensa al suo futuro, è molto deluso da questa Accademia, e con lui anche io e mio marito che ci preoccupiamo per lui e paghiamo le tasse.

30 novembre 2018 | 20:54 | Rispondi

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